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ECO-CARTA: scopri i come e i perché
ECO-CARTA: scopri i come e i perché
Inchiesta di Elisabetta Bongiovanni
martedì 24 gennaio 2006

L’impegno della WuMing Foundation e, di conseguenza, de iQuindici si spinge oltre i confini normalmente delineati della cultura. Per noi la difesa e la diffusione del sapere si allargano abbracciando più ampi temi quali una politica di diritti d’autore specifica come il Copyleft, la difesa dei diritti civili, la lotta contro il fascismo e qualsiasi forma di totalitarismo e, ultima in elenco ma non per importanza, una strenua difesa dell’ambiente naturalistico che si protende oltre i nostri confini provinciali o nazionali abbracciando la realtà dell’intero pianeta.

Anni fa, quando internet, con tutte le sue potenzialità, fu consegnato a noi delle masse e quando i supporti magnetici cominciarono ad assumere le forme ora conosciute ai più, si pensò che le opere librarie e le diffusioni cartacee in genere fossero ormai vicine al tramonto.
Ad oggi, siamo consapevoli di quanto tale previsione fosse sbagliata e lontana dall’attuale realtà: si stima infatti che al 2020 la produzione di carta per editoria aumenterà del 70% circa rispetto alla produzione del 1995.
A chi, come me, ama i libri, adora l’odore che la carta emana nel tempo, il leggero color paglierino che assumono le pagine col passare degli anni, non può che fare piacere constatare che i libri non hanno perso terreno però… Naturalmente c’è un però: come possiamo conciliare l’amore per i libri e per l’arte in genere con l’amore per la Natura e il dovere di difendere l’ambiente?
Si, perché, come ognuno di noi sa, i libri sono fatti di carta e la carta…


Il problema

Fino al secolo scorso la carta era fatta prevalentemente con stracci, cordame o canapa, metodo andato in crisi soprattutto per le continue epidemie di peste che spingevano a bruciare vestiti e stracci contaminati causando il drastico calo della materia prima. Da diverso tempo si cercavano materiali alternativi e gli studi fatti portarono all’utilizzo del legno quale sostituto per un motivo molto semplice: il costo della materia prima era ed è ancora oggi più competitivo.
Dalle ricerche svolte sembra che la carta migliore prodotta dal legno sia ottenibile solo dagli alberi quali le conifere come abeti e pini o da latifoglie come eucalipto, betulla e pioppo.
In realtà però possono essere utilizzati anche altri tipi di albero: in Indonesia, ad esempio, si attinge direttamente alla foresta tropicale per creare la cellulosa MTH (mixed tropical hardwood).
Anche se la qualità risulta più scadente, è decisamente meno costoso tagliare le foreste già formate piuttosto che piantare alberi più adatti, tipo le acacie, ed aspettare che crescano.
Questo ha portato alla distruzione di migliaia di ettari di foreste, in pratica si può dire che negli ultimi anni circa l’80% delle foreste primarie è andato distrutto o gravemente danneggiato. Tagli prevalentemente illegali minacciano quel che resta non solo in Brasile, come l’opinione pubblica può pensare, ma anche in paesi come Canada, Indonesia, Finlandia, Russia e Africa.
Se consideriamo che i due terzi delle specie animali e vegetali hanno il loro habitat nei vari microclimi forestali e che boschi e foreste producono l’ossigeno assolutamente indispensabile alla nostra esistenza, assieme all’acqua, altra risorsa primaria in grave pericolo, è facile comprendere che dobbiamo per forza adottare un drastico cambiamento di rotta identificabile, al momento, nell’uso di carta riciclata o certificata FSC (Forest Stewardship Council).


I materiali alternativi

Grazie a studi relativamente recenti si può auspicare l’utilizzo di materie alternative alle essenze arboree in tempi relativamente brevi su vasta scala.
Precisamente: essenze erbacee quali paglia, residui di graminacee (mais, frumento e riso) e residui di lavorazioni della canna da zucchero e barbabietola, residui della spremitura degli agrumi (arance e limoni) e gli esuberi marini come le alghe; piante come il kenaf, il sorgo, il cotone, il lino e molte altre a veloce rinnovabilità e ad altissima resa.
Il sorgo, la manioca, il miscanto, il cotone ed il lino, sono vegetali che hanno un’alta resa per ettaro ai fini della coltivazione e hanno anche una buona resa in paste da carta.

Non dimentichiamo comunque anche il pioppo, albero che da sempre viene coltivato in tutta la pianura padana per l’alta resa, il tempo di sviluppo breve (8-10 anni) e la versatilità nell’impiego.


I materiali da recupero

In misura sempre maggiore l’industria cartaria italiana utilizza materiali di recupero da riciclo: la carta da macero.
Il riciclaggio delle fibre può avvenire per un numero limitato di volte - da 5 a 7 - in quanto ad ogni ciclo le fibre si deteriorano in misura maggiore.
Dal macero escono diverse categorie di materiale da recupero, addirittura quotate in borsa.
Il materiale più scadente viene utilizzato in genere per la produzione di cartone, le categorie migliori per la produzione di carta da stampa o carte speciali.
Anche dal punto di vista della raccolta occorre fare una distinzione.
- Macero da raccolta industriale e commerciale costituito dai rifili di cartotecnica, casse di cartone ondulato, rese di quotidiani e periodici, tabulati, ecc.. Localizzato presso industrie cartotecniche ed editoriali, uffici, grandi magazzini, è raccolto in maniera professionale e quindi selezionato e imballato prima di essere fornito alle cartiere per rientrare nel ciclo produttivo;
- macero domestico proveniente da raccolta differenziata, contenente prodotti cartari detenuti nelle abitazioni e nei piccoli negozi e uffici; prevalentemente costituito da cartaccia mista e giornalame, deve essere isolato dai rifiuti solidi urbani all'origine, prima che la carta sia mescolata con altri materiali che, inquinandola, la rendano inutilizzabile. Ciò presuppone l'organizzazione, da parte dei comuni, della raccolta differenziata; il macero che ne deriva può essere utilizzato come tale da alcune cartiere che procedono all'interno dei loro impianti all'eliminazione delle impurità mentre in altri casi è necessario l'intervento di operatori ambientali per la selezione e l'imballaggio.

E’ importante ricordare che l'uso del materiale da recupero limita il ricorso alle materie prime vergini e contemporaneamente riduce la quantità di materiali destinati alle discariche con abbattimento dei costi di smaltimento.
Alcuni dati forniti dall’ASSOCARTA riguardanti il consumo domestico:
Il consumo annuale italiano di quotidiani e periodici supera il milione di tonnellate, a cui si aggiungono circa 100.000 tonnellate di stampati. La raccolta differenziata fornirebbe altrettanta materia prima di qualità alle cartiere italiane.
Tuttavia, il tasso di raccolta italiano è in assoluto il più basso in Europa (28% contro 58% in Germania): nel nostro Paese, su un consumo di circa 11 milioni di tonnellate annui, la raccolta differenziata di carta e cartone si limita a circa un milione e mezzo di tonnellate.
I materiali cellulosici rappresentano tra il 25 ed il 30% dei rifiuti solidi urbani, con trend crescente, di conseguenza le amministrazioni locali sostengono un onere elevatissimo - a carico della collettività - per avviare in discarica tale materiale.
Per produrre circa 6,8 milioni di tonnellate di carta all'anno - di cui 2,8 di carte per uso grafico - l'industria cartaria italiana consuma circa 3,3 milioni di tonnellate di carta da macero, di cui circa 800.000 tonnellate di giornalame misto e 3,4 milioni di tonnellate di fibre vergini.
Circa due milioni di tonnellate di carta da macero sono importate, a causa del modesto livello di raccolta interna, con la conseguenza di un più elevato costo del macero utilizzato e di una minore competitività dell'industria cartaria italiana rispetto alla concorrenza internazionale.
Occorre poi sottolineare che viene importata anche la quasi totalità della fibra vergine.


Processo produttivo da carte da macero

Il sistema di produzione della carta da carta da macero è simile a quello da fibre vergini, ad esclusione della preparazione dell’impasto.
In questa fase è fondamentale togliere dai maceri i materiali estranei contaminanti come plastica, vetro, ferro, colle, paraffina, ecc. la cui presenza crea problemi alla produzione e condiziona la qualità.
Una volta effettuata la pulizia, la carta viene spappolata e passata attraverso una serie di epuratori togliendo inizialmente le parti più grossolane e man mano le più piccole.
Una epurazione accurata è necessaria soprattutto per le carte riciclate da stampa per le quali le esigenze sono maggiori di quelle per altri usi.
Terminato il processo di epurazione la pasta rientra nel normale ciclo di produzione della carta.
Per produrre carte con un sufficiente grado di bianco, partendo da materie prime meno costose, si ricorre alla sbiancatura, con la quale è possibile togliere l'inchiostro presente nei maceri.
Anche se l’Italia ha sviluppato un’ottima tecnica per la produzione di carta da imballo da carte da macero, solo da alcuni anni si producono carte riciclate anche per il settore grafico.
Il cambio di mentalità dei consumatori, più sensibili alle tematiche ambientali e l’evoluzione tecnologica, hanno favorito l’aumento della produzione con buoni risultati iniziali. Le qualità che si producono sono veramente valide e per molti usi possono sostituire quelli di fibra vergine.
Naturalmente perché il processo di riciclo non provochi danni all’ambiente, occorre che le cartiere siano dotate di particolari attrezzature per il trattamento sia delle carte da macero, sia delle acque di scarico, sia degli scarti di lavorazione. E’ importante ricordare che i fanghi residui trovano impiego come emendanti agricoli, produzione di laterizi e sottofondi stradali e, cosa non secondaria, per la produzione di carta di questo tipo si impiega una quantità nettamente inferiore di acqua che può arrivare, in taluni casi, anche all’80% in meno.


Perché NO al cloro

Come vanno ripetendo da anni i produttori di cloro e dei sui derivati (esiste persino un sito dei clorofili) questa sostanza è normalmente presente in natura e anche le fibre di legno ne contengono una percentuale.
Questa affermazione è innegabile.
I problemi causati dall’uso del cloro, però, sono gravi e molteplici e non sono legati solo all’utilizzo di cloro e derivati nella produzione cartaria.
Tutti ricordiamo il famoso DDT, derivato del cloro, proibito nella maggio parte dei Paesi dopo la scoperta del suo accumulo nei vari gradini della catena alimentare arrivando anche a casi in cui le donne in allattamento presentavano una percentuale di presenza nel proprio latte addirittura maggiore di quella presente nel latte vaccino.
Altro derivato del cloro sotto accusa è il PVC, noto sicuramente anche ai più giovani, tossico e cancerogeno, che incenerito nelle discariche produce acido cloridrico inquinante e corrosivo.
E che dire della diossina?
Nella guerra del Vietnam (1963-1975) per snidare i partigiani Vietcong dalla giungla in cui si nascondevano, gli Stati Uniti hanno distrutto vasti tratti di foresta tropicale irrorandola per anni con grandi quantità di erbicidi. Si trattava di un sale dell'acido tricloro-fenossi-acetico, a sua volta derivato dal triclorofenolo, altro composto clorurato usato per preparare anche prodotti cosmetici tipo il disinfettante esaclorofene.
Intorno al 1970 cominciarono ad apparire degli studi che rivelarono nella popolazione vietnamita, e poco dopo anche nei soldati americani reduci dal Vietnam, varie malattie dovute all'assorbimento di una sostanza fino allora quasi sconosciuta, la diossina appunto, un contaminante dell'erbicida.
Il 10 luglio del ’76, come molti ricorderanno, accadde un fatto che portò alla definitiva condanna della diossina: in una fabbrica di triclorofenolo, la ICMESA di Seveso, ci fu un’esplosione che portò alla dispersione di circa 2 chili di diossina nell’area circostante causando gravi danni alle persone e agli animali.
E che dire infine dei gas clorofluorocarburi? Tutti sappiamo i danni che hanno causato, e che purtroppo causeranno ancora nonostante la messa al bando, sullo strato dell’ozono che protegge la terra dai raggi ultravioletti.
E veniamo quindi alla carta.
Il cloro viene usato dalle cartiere per la sbianca della carta, a cui si arriva con un processo di disgregazione della lignina in cui il cloro ha un importante utilizzo. Purtroppo si è potuto notare come il cloro utilizzato nella distruzione delle fibre di legno, genera composti quali la diossina e altri scarti, che, finendo nelle acque in percentuali elevate, provocano gravi danni alla flora e alla fauna acquatiche.


Greenpeace e la carta amica delle foreste

Greenpeace è in prima linea nel combattere la distruzione delle foreste primarie del pianeta.
La sensibilizzazione degli utenti in merito al problema si articola su vari fronti ma crediamo che proprio in ambito editoriale dobbiamo un grazie particolare a questa associazione con la campagna ‘Scrittori per le foreste’.
Sul lato pratico, l’associazione ambientalista ha realizzato una guida per utenti e produttori in cui vengono elencate le specifiche che una carta deve possedere per poter essere considerata ‘Amica delle foreste’.
A dire il vero, anche se queste caratteristiche sono riferite alla carta per uso editoriale, in realtà è possibile adottarle per tutti i prodotti cartacei compresi i tissout come ad esempio tovaglioli, fazzoletti, carta igienica, etc.

In sintesi, per Greenpeace, la carta utilizzata in campo editoriale e consumer dovrebbe soddisfare questi semplici parametri:
- non contenere fibre provenienti da foreste primarie o da foreste di alto valore ambientale, individuate con specifiche caratteristiche dal Forest Stewardship Council;
- deve contenere almeno il 50% di fibre da post-consumo (riciclata) e prodotta con tecnologie pulite;
- nel caso di presenza di fibre vergini, queste devono provenire da fibre non legnose o, se provenienti da legno, da coltivazioni certificate FSC;
- tutta la carta deve essere lavorata senza l’uso di cloro, utilizzando al suo posto acqua ossigenata oppure ozono.


Il costo eccessivo: una scusa?

Le obiezioni maggiori quando si parla dell’uso della carta amica delle foreste per l’editoria riguardano il costo più elevato e la difficoltà di reperimento della stessa.

Nel corso del Salone del Libro di Torino 2004, Greenpeace ha svolto un’indagine tra i partecipanti da cui è risultato come il 90% dei lettori intervistati (circa 6100 interviste valide) accetterebbe di pagare fino a un 5% in più il proprio libro se stampato su carta amica delle foreste.
Questo significa che, mentre la mentalità dell’utente si sta gradualmente sensibilizzando e vede negativamente la distruzione di una risorsa così importante per la vita del nostro pianeta, le case editrici e i produttori tardano a recepire il messaggio lanciato loro dall’opinione pubblica.

A quanto possiamo capire dall’unico produttore che ci ha risposto, ciò che fa lievitare il costo della carta ecologica è la spesa della certificazione ambientale che prevede un costo iniziale di studio aziendale e un costo annuale di mantenimento e controllo. Un vero business, quindi, per le aziende preposte alle operazioni di certificazione.

I marchi disponibili sono diversi, in realtà:
- Ecolabel Europeo – Marchio comunitario di qualità ecologica, volontario e selettivo basato sulla valutazione delle qualità ecologiche e di prestazione di tutto il ciclo di vita del prodotto; nato nel 92 e ora sottoposto a regolamento del 2000;
- Angelo Azzurro – Marchio Tedesco, precursore dell’Ecolabel, nasce nel 1977 e per una decina di anni rimane l’unico programma di etichettatura ecologica;
- Cigno Bianco – Nasce nel 1989 nell’area del nord Europa, ha comunque regole molto meno restrittive rispetto all’Angelo Azzurro e purtroppo certifica anche aziende che utilizzano fibre provenienti da foreste vergini, con una scarsa garanzia ambientale;
- FSC – Internazionale, riguarda principalmente l’uso di legno vergine e la sua provenienza anche se nell’ultimo anno ha iniziato ad occuparsi anche della certificazione del post-consumo.

Questi i più conosciuti in Italia ed Europa ma ve ne sono altri utilizzati in Giappone, Brasile, e altre parti del Mondo.
Altro scoglio che gli editori sembra debbano affrontare per avere dei prezzi competitivi è relativo alla quantità di carta che sono obbligati a comprare: per case editrici quali Mondadori o Einaudi ciò non costituisce problema (e allora perché non stampano TUTTO su Carta Amica delle Foreste?) mentre per editori minori può essere a volte uno scoglio difficile da superare se non, come ricorda Alberto Gaffi dell’omonima casa editrice, istituendo dei consorzi o dei gruppi di acquisto, come avviene già in vari settori della distribuzione (per es. la ferramenta).

Secondo Luigi Polo, delle Cartiere Cariolaro, occorre fare distinzione soprattutto tra carta realizzata con carta da macero e certificata FSC.
Spesso, sempre secondo Polo, sono i distributori che non sono interessati a tenere a magazzino nuovi tipi di carta, come le riciclate, che magari non sono particolarmente richieste. E quando c'è la richiesta si accampano scuse quali la difficoltà di reperimento e i costi molto più elevati.
Per quanto riguarda invece la carta certificata FSC, questa prevede un costo alto ed è ingiustificato, come politica aziendale, a fronte di produzioni minori.
Ciò non toglie che, per aziende sensibili al problema, si possano realizzare comunque prodotti coerenti con la politica del FSC anche senza certificazione.


In concreto

Un ottimo punto di partenza può essere la guida realizzata da Greenpeace e liberamente consultabile e scaricabile dal SITO .
Per quanto riguarda gli editori crediamo sia molto utile la guida che si può trovare sempre sul sito di questa associazione dove vengono riportati diversi consigli e una scheda da consegnare ai propri fornitori per essere certi del tipo di carta utilizzata.
Gli stessi editori potrebbero inoltre riunirsi in gruppi di acquisto per ottenere prezzi più competitivi. Magari questi gruppi potrebbero essere organizzati dai distributori o dagli stampatori o eventualmente anche dalle stesse cartiere andando incontro ad un reciproco giovamento degli affari.

Invitiamo inoltre tutti gli scrittori che non l’abbiano ancora fatto a spingere i propri editori perché passino alla carta amica delle foreste e di firmare l’appello che Greenpeace sta promuovendo.
Ricordiamo che oltre ai nostri Wu Ming, i primi in Italia a costringere il proprio editore a passare alla carta ecologica, altri scrittori molto famosi quali Alice Walker, Isabel Allende, Evangelisti, Dazieri, Fernanda Pivano hanno aderito all’appello o già adottato carta ecologica per la stampa dei loro libri.
Dimenticavamo! La scrittrice della famosa serie di Harry Potter ha recentemente comunicato di aver fatto stampare l’ultimo nato su carta ecologica, e, considerando il numero di copie vendute da ogni libro della serie, forse si è guadagnata un posto in paradiso nonostante la recente censura papale, che ne dite?

A parte le battute, tanto si può fare anche come singoli utenti. Il problema della distruzione forestale per la produzione della carta non è solo limitabile al campo editoriale ma anche all’uso quotidiano di questo materiale.
Sempre sul sito di Greenpeace è possibile visualizzare una lista di prodotti del comparto tissue che hanno adottato una seria politica ambientale per le loro produzioni.
Inoltre tanto lavoro occorre ancora fare per quanto riguarda la raccolta: non lasciamo che quegli 11 milioni di tonnellate di carta consumate ogni anno finiscano all’inceneritore!
Ormai in quasi tutta Italia i comuni hanno avviato una seria politica relativa alla raccolta differenziata e dove così non fosse sta a noi cittadini muoversi in questo senso facendo magari qualche chilometro in più e sensibilizzando la propria amministrazione sulla gravità del problema.
Perché, è nostro dovere ricordarlo: più la carta viene riciclata e meno alberi si abbattono!

Vorremmo inoltre rammentare che sul sito della Forest Stewardchip Council Italia è presente la lista di tutti i produttori e di foreste certificate.
A proposito dei marchi di certificazione ambientale vorremmo chiedere alle istituzioni e ai titolari dei sistemi di certificazione di riconsiderare i costi della stessa, così da renderla accessibile a tutti i produttori che già lavorano in linea con i principi ambientali espressi ma che non hanno magari i fondi necessari per affrontare una tale spesa.


Le ultime notizie
In Agosto (2005) è uscito il nuovo rapporto COMIECO sulla raccolta differenziata di carta e cartone, con i dati relativi al 2004.
Per chi non lo sapesse, il COMIECO è il Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica. In pratica, secondo i dati forniti, l’83% della popolazione italiana risiede in comuni convenzionati, per la raccolta differenziata, con il COMIECO.
Da 10 anni viene redatto un rapporto sull’andamento del riciclaggio di carta e cartone. Nel rapporto 2004, l’ultimo appunto, si può notare come, per la prima volta, la quantità di carta da macero raccolta supera la richiesta interna con un saldo positivo con l’export.
Un’altra buona notizia è l’incremento avvenuto nella raccolta in Sardegna: il 93,7% di aumento rispetto al 2003! Complimenti ai Sardi!
Tutto ciò non può che rallegrarci ma si può ancora fare meglio, dobbiamo fare meglio! Per la salvaguardia e il ripristino di un ambiente zoppicante e per il futuro di un Mondo che ci è solo stato dato in prestito...


Fonti:
Scrittori per le foreste – Greenpeace www.greenpeace.it
Il cloro – Giorgio Nebbia www.minerva.unito.it
Progetto carta – ASSOCARTA
X rapporto COMIECO sulla raccolta differenziata di carta e cartone


Si ringraziano:
Sergio Baffoni e tutti i volontari di Greenpeace
Marco Polo Rappresentanza Cartiere – www.cartaecartone.it
Alberto Gaffi Editore – www.gaffi.it



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