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COPYLEFT - ragioni e spiegazioni di una scelta
COPYLEFT - ragioni e spiegazioni di una scelta
Di Ermanno Pandoli e Antonella Beccaria
moniq martedì 24 gennaio 2006

L’uso del computer sta rivoluzionando il concetto di condivisione del sapere. Le nuove tecnologie, infatti, non sono soltanto un nuovo mezzo di comunicazione, ma rappresentano una rivoluzione dell’informazione tanto grande quanto il passaggio dall’oralità alla scrittura. Non bisogna guardare al contenuto del medium, a quello che il medium offre, ma anche alle conseguenze della capacità di utilizzo di tale medium. Le caratteristiche del computer connesso in rete disegnano la nostra vita non solo fornendoci dei nuovi strumenti da usare, ma modificando la nostra coscienza a livello profondo.
"Internet: la rete delle reti, il luogo-non luogo per eccellenza. Internet è un mondo attraverso il quale tutte quelle cose chiamate reti possono coesistere e collaborare. E' letteralmente un inter-network, una connessione di reti. Quello che rende la net inter è il fatto che si tratta semplicemente di un protocollo. Un protocollo è un accordo su come cose diverse debbano funzionare assieme. In molti sostengono che la rete in realtà sia estremamente stupida, e lo è apposta; i progettisti originali si assicurarono che la rete più grande e più estesa fosse stupida quanto una pietra. Internet non è a conoscenza di un sacco di cose che le reti intelligenti, come quelle telefoniche, sanno: identità, permessi, priorità etc. Essa è a conoscenza di un'unica cosa: questo mucchio di bit deve muoversi da un capo all'altro della rete. L'intelligenza non viene dalla rete, quanto da chi la usa (ognuno apporta propri miglioramenti e nuovi materiali).
Ci sono tre regole elementari di comportamento che sono legate alla natura stessa di internet: nessuno al possiede, chiunque la può usare, chiunque la può migliorare. Se ci si sofferma sugli aspetti più superficiali, la rete è quindi in grado di unire luoghi estremamente lontani e pensieri estremamente diversi: connettività mentale, creativa, che porta ad un pensiero in continua evoluzione e spesso confluisce nella creazione di progetti innovativi ed interessanti.








ERA ORALEERA ALFABETIZZATAERA ELETTRONICA
MEDIAParolaScritturaElettricità
MODALITA'OraleLitterataDigitale
STRUTTURA SOCIALETribù collettivaPersona individualeRete Connettiva
SIGNIFICATO BASATO SUContestoTestoIpertesto
STRUTTURA PSICOLOGICAComunitàVita privataPublicy
MODALITA' PEDAGOGICAParlarePensare Connettere


In tal senso possiamo citare la definizione di connettività di De Kerckhove: “La connettività è questo: trovare dei metodi che facciano procedere insieme i pensieri in tempo reale, che facciano pensare più rapidamente in gruppo. Io sto esplorando questo fenomeno, che ho colto nella mia pedagogia.” De Kerckhove continua parlando di tre grandi epoche della comunicazione: l'epoca orale del corpo umano; quella alfabetizzata della tecnologia industriale che comincia con l'alfabeto e la stampa; ed infine la terza, cioè l'era dell'elettricità in cui ci si connette grazie proprio alla corrente elettrica. Attualmente è in corso la seconda fase della terza epoca: superata l'elettricità analogica del telegrafo e del telefono siamo arrivati al digitale.”

Questo stralcio di un interessantissimo lavoro del gruppo “Fahrenhe.it” a cui direttamente si rimanda fa capire quanto siano importanti i cambiamenti messi in atto dall'invenzione tecnologica di Internet. Internet ha reso possibile l'applicazione su scala globale di quello che negli ambienti scientifici si è sempre fatto: condividere la ricchezza della scoperta per rendere più agevole il cammino e lo sviluppo della scienza.
Trasportando questo concetto dall'ambiente scientifico a quello più comune quale quello della società in cui viviamo, si può affermare che la condivisione della conoscenza non prettamente scientifica possa aiutare ad arricchire l'umanità? Arricchire l'intelligenza dell'umanità, la memoria, l'immaginazione e le forze mentali e spirituali? Secondo il nostro parere questo è possibile e auspicabile. Ma c'è un ma...
Per arricchire l'intelligenza, la memoria e l'immaginazione servono informazioni. Un'informazione può essere un numero, una parola nuova, una nuova sensazione così come suscitata da un racconto, un romanzo, una canzone. E' qui che i problemi sorgono. Il passato, tuttora presente, ci ha fossilizzato in un sistema che risulta difficile da innovare. La proprietà del sapere (cioè dell'informazione) è privata ed esclusiva. E' privata in quanto appartiene a chi la crea, esclusiva perché chi se ne appropria può escluderne gli altri dal godimento. Proprietà del sapere, protezione del diritto d'autore. In un contesto in cui internet non esiste, la possibilità di veicolare l'opera dell'ingegno è legata a una struttura complessa e costosa.
La protezione del diritto d’autore è un mezzo per tutelare il diritto dell’autore alla protezione degli interessi morali e materiale derivanti da ogni produzione artistica e proveniente dal diritto riconosciuto di prendere parte alla vita culturale della società. La necessità di una garanzia dei diritti e della loro organizzazione in diritti materiali e morali ha un senso perché la veicolazione delle idee ha bisogno di una struttura in grado di portare l’idea artistica presso il maggior pubblico. L’autore ha l’idea e i mezzi necessari e sufficienti per realizzarla (per uno scrittore basta carta e penna), ma non per moltiplicarla. Con l’atto creativo l’idea si materializza e diventa prodotto, meccanicamente riproducibile tramite attrezzature che solo pochi possono avere. L’editore è il soggetto che ha i mezzi necessari per moltiplicare il prodotto che ha assunto un valore economico certo o accertabile. L’editore non ha l’idea ma ha il know-how necessario per la commercializzazione del prodotto. Il distributore costituisce il supporto logistico per la distribuzione presso il pubblico. Il negozio è il luogo, distribuito su tutto un territorio, che raggiunge l’utente finale, l’acquirente.
Internet sta tentando di cambiare le regole del gioco.
L’utilizzatore medio del pc, completo di masterizzatore, programmi di word processing e connessione ad internet è un soggetto diverso dall’acquirente di supporti contenenti musica o di letteratura. Mentre questi rimane l’utente finale di un prodotto che ha avuto una distribuzione verticale basata su rapporti materiale e giuridici tra autore-editore-distributore-negozio, l’utilizzatore delle tecnologie digitali si veste di due facce: quello dell’utilizzatore e quello del distributore. L'uomo si innalza al livello delle sue possibilità tecnologiche.
Questo sviluppo è però osteggiato dall'odierno modello organizzativo della proprietà intellettuale.
In tempi capital-intensive per settori industriali economicamente potenti come quelli dell'informatica, della discografia e della cinematografia, la copia non autorizzata, cioè quella che materialmente un soggetto salva sul proprio Hard Disk, è risultata inaccettabile. Ragionamento eventualmente condivisibile quando la licenza d'uso applicata all'opera dell'ingegno, dice esplicitamente che a ogni “pezzo” venduto deve corrispondere un corrispettivo economico e la possibilità di effettuare esclusivamente una copia di backup personale. Diventa invece meno accettabile quando ci si trova di fronte a strumenti sempre più restrittivi come il Digital Millennium Copyright Act (1) statunitense o l'appiattimento a un unico corpus – la cosiddetta “proprietà intellettuale”(2) – di istituti giuridici differenti definito dagli accordi Trips e dall'Organizzazione Mondiale per il Commercio. E ancora la European Union Copyright Directive(3) o il ricorsivo tentativo di riforma(4) della convenzione europea sui brevetti per arrivare a concedere monopoli temporanei anche sui beni immateriali che di per sé non assolvono al requisito della materialità e dall'innovazione industriale.
Senza entrare nel dettaglio di questi esempi, si pensi soltanto all'introduzione di polizie private al soldo di Riaa (Recording Industry Association of America) e Mpaa (Motion Picture Association) che vigilano sul comportamento dei cittadini, ai libri elettronici che “espirano” trascorso un periodo prestabilito dagli editori o che non possono essere “prestati” perché non leggibili se trasferiti da un dispositivo a un altro, ai DRM (5) (Digital Rights Management, sistemi tecnologici per la gestione di opere sotto diritto d'autore che permettono protezione, tracciabilità e identificazione del contenuto stesso) o ancora ai divieti di divulgazione delle informazioni se queste stesse informazioni vanno a collidere con gli interessi del detentore diritti d'autore in versione full. Ma si pensi anche, facendo un salto nel passato di oltre dieci anni, a esperienze di repressione della cultura digitale come quelle del primo Crackdown americano (6) e della sua replica tricolore, l'Italian Crackdown (7), quando non si fece differenza tra chi studiava, divulgava, pubblicava, manteneva macchine perché altri potessero ripetere il loro esempio e chi, invece, usava la rete per altri interessi, alcuni dei quali discutibili.
L'offensiva legislativa in difesa dei più forti ha fatto nascere una esigenza: utilizzare il diritto d'autore, quello stesso piegato nel giro di vent'anni a favore del profitto e della privatizzazione della conoscenza, per tutelare gli aspetti morali e patrimoniali connessi alla creazione di un'opera dell'ingegno e della creatività. Ma concedendo anche, in termini espliciti e legali, agli utenti (informatici, lettori, ascoltatori, spettatori, navigatori della Rete) una serie di libertà che variano a seconda delle intenzioni dell'autore.
La tutela di un autore e la possibilità per un lettore di usufruire dell'opera attraverso una serie di strade vietate dal full copyright (tutti i diritti riservati) non sono incompatibili. Affatto. Esiste un ecosistema che del digitale ha fatto il proprio propulsore affinché la conoscenza possa diffondersi attraverso la copia autorizzata di un'opera e l'eventuale opzione di trarne opere derivate, a scopo commerciale o meno, consentendo l'attribuzione al progetto originale o consigliando una nuova denominazione.
La nascita di questa corrente di pensiero si contestualizza all'interno degli ambienti informatici che, dopo esperienze più che decennali alimentate dalla libertà di ricerca scientifica e dalla volontà di incentivare l'evoluzione tecnologica, hanno portato alla creazione della Free Software Foundation nel 1984, dell'Open Source Initiative nel 1998 e delle Creative Commons nel 2001. Nell'arco di questi diciassette anni si assiste a un fenomeno che, intessuto di elementi tecnici e culturali, estende l'attenzione – e dunque l'estensione delle norme sul diritto d'autore – dal software a tutti contenuti digitali intesi in senso più ampio.
Le ragioni di questa tendenza, che oggi sta portando a un'ipertutela della “proprietà intellettuale” dannosa per i consumatori e ancor prima lesiva fin delle basilari libertà di espressione del cittadino, si ravvisano principalmente in elementi come il decremento dei costi di riproduzione dei contenuti elettronici, l'aumento della velocità di utilizzo della Rete per operazioni di caricamento e scaricamento di file anche corposi e la conseguente moltiplicazione di episodi di copie non autorizzate di programmi per elaboratore, testi, ipertesti, musica e file multimediali.
Oggi l'ambiente tecnologico appare quello più maturo in questo senso con le sue licenze d'uso, come la General Public License (8) del Progetto GNU, la cui tenuta giuridica è stata testata anche in tribunale (peraltro un tribunale in territorio europeo e non nei natii Stati Uniti) (9). I contenuti non informatici invece sono nel pieno della loro formulazione giuridica e, malgrado possano esistere ancora interpretazioni non univoche di determinate disposizioni e note di copyright, sono saldamente avviate verso la piena condivisione della conoscenza.
In questo contesto si inserisce l'attività de iQuindici per quanto riguarda sia le pubblicazioni sulla newsletter Inciquid che l'inserimento all'interno della biblioteca Copyleft. Un contesto che vuole offrire un'occasione, tanto agli autori che ai lettori, di confrontarsi in un sistema di distribuzione dei contenuti che, pur non reinventando un sistema giuridico, lo usa per incentivare una fruizione orizzontale ma tutelata delle opere che i Lettori Residenti prendono in carico.


Piccolo know-how per i siti che pubblicano opere dell’ingegno.

La corrente di pensiero contestualizzata all'interno degli ambienti informatici insegna tante cose. Ma la più importante è quella di proporre una strada alternativa, senza rimanere imbrigliati in una posizione di mero criticismo.
Parimenti l'esperienza insegna che non è possibile importare da altre esperienze, meccanicamente, un certo modello organizzativo. Non esistono pacchetti buoni per tutti, medicine che curano ogni malattia. Il senso di questo piccolo know-how è la pubblicizzazione di un certo modo di pensare, di guardare alla realtà e, se possibile, di migliorarla. I mezzi tecnici qui “suggeriti” sono solo la prova della volontà de iQuindici di migliorare la realtà (editoriale) attraverso l'applicazione di un diverso e perfettibile modello di distribuzione dell'opera dell'ingegno.
Tale modello organizzativo si è sviluppato cercando di rispettare, principalmente, due condizioni: la possibilità giuridica di veicolare l'opera dell'ingegno per quello che è (informazione) e salvaguardare il possibile guadagno che deriva all'autore dalla vendita del prodotto contenente l'informazione. Viralità dell'informazione e chiarezza giuridica dei rapporti economici che si hanno in relazione alla vendita per scopo di lucro del prodotto contenente opera dell'ingegno.
Il terreno è minato. Infatti le recenti e meno recenti normative in tema di protezione del diritto d’autore rendono la vita un po’ difficile a quei siti che, pur senza scopo di lucro, si offrono come mezzo per una libera circolazione della conoscenza.
Nel corso di questi anni l’attività de iQuindici si è trovata a dover salvaguardare gli interessi prettamente economici degli autori ed il rispetto di una legge che, per quanto errata, va comunque rispettata, pena la possibilità di conseguenze in termini di denunce e risarcimento danni.
Per quanto gli interventi siano stati eseguiti ad hoc per eliminare il rischio di appropriazione delle opere dell’ingegno da parte di terzi soggetti senza scrupolo, a questo punto è possibile delineare un impianto organico che possa permettere di soddisfare le due condizioni già esposte: la libera diffusione della conoscenza e la possibilità per gli autori di guadagnare sul lavoro svolto.
Questo piccolo know-how, pur essendo fruibile da chiunque, è stato scritto guardando unicamente alla realtà del sito iquindici.org, ai processi interni del sito e alle dinamiche tipiche che si instaurano tra gli scrittori che inviano i manoscritti a iQuindici, al modello di attività di pubblicazione creato da iQuindici, alla newsletter Inciquid. Non vuole essere un modello applicabile tout-court per tutti i siti che pubblicano opere dell’ingegno, perché ogni realtà è diversa, ma può essere uno strumento utile come paragone.

Ai sensi e per gli effetti delle disposizioni contenute nell’art. 1, comma 1, della Legge 21 maggio 2004, n. 128, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72 (10), l'immissione in un sistema di reti telematiche di un'opera dell'ingegno, o parte di essa, deve essere corredata da un idoneo avviso circa l'avvenuto assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi. Questa legge dispone e chiarisce due cose:

1) la presenza su un sito internet di opere dell’ingegno è subordinata all’autorizzazione dell’autore
2) lo stesso sito deve comunicare che sono stati assolti gli obblighi derivanti dalla normativa in diritto d’autore.

Il punto 2) è naturalmente subordinato al punto 1). Non può immettersi nelle reti telematiche un testo di un autore se prima non si ha l’autorizzazione di questo.
L’attività di immissione nelle reti telematiche di opere dell’ingegno equivale alla stessa attività di un editore cartaceo che pubblica un libro, con alcune differenze: la prima è che la pubblicazione tramite internet permette di non assolvere agli obblighi di contrassegnatura della S.I.A.E. che è relativa unicamente ai quei prodotti dell’ingegno fissati su supporti (libro, cd), la seconda è che l’editore è limitato dalla tiratura del libro inserita nel contratto di edizione, mentre è virtualmente possibile creare infinite copie del testo pubblicato sul sito de iQuindici.
Per fare questo, e cioè per rendere possibile a iQuindicil’immissione in rete dei testi e la conseguente riproducibilità virtualmente infinita del testo, bisogna avere l’autorizzazione degli autori. Perciò gli autori inviano a uno dei membri de iQuindici una autorizzazione firmata a seconda se la pubblicazione del testo avviene tramite la rivista Inciquid oppure all’interno della biblioteca copyleft. Per salvaguardare il diritto dell’autore di far pubblicare lo stesso testo da altro editore o sito web, e per garantire la trasparenza dell’attività de iQuindici l’autorizzazione vale per la singola uscita. Nel momento in cui iQuindici esercitano il diritto di pubblicazione dell’opera questo si esaurisce e quindi i diritti facenti parte il diritto di pubblicazione (art. 12, 13, 17 primo comma della legge sul diritto d’autore) (11) tornano nelle mani dell’autore che ne può disporre a proprio piacimento, per esempio concedendo ad un editore cartaceo il diritto di pubblicazione dietro compenso.
Rispettando quindi il punto 1) si può “corredare di idoneo avviso (12) (punto 2)) l’avvenuto assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d’autore”.
Questo primo passaggio permette quindi di rispettare le normative anzidette, ma i problemi non finiscono qui.
Quando gli autori ci inviano i loro manoscritti questi non sono provvisti della clausola copyleft. In questo primo passaggio non è necessario alcun rispetto della legge in quanto gli scritti vengono letti da una ristretta cerchia di lettori e non viene ad esserci una comunicazione al pubblico. Quando e se questa comunicazione al pubblico avviene è obbligatorio inserire la clausola copyleft (13). Con le autorizzazioni gli autori ci permettono di inserire all’interno del testo la clausola che permette la libera circolazione dell’opera.
La lettera della clausola permette una diffusione per via telematica senza scopo di lucro ad uso personale del lettore. Questo impedisce sia uno sfruttamento commerciale dell’opera in quanto, per farlo, l’autore deve autorizzare espressamente l’esercizio dei diritti di cui agli art. 12, 13 e 17 primo comma (11) della L.D.A. chi voglia pubblicare a pagamento l’opera, ma permette al singolo utente di scaricare dal sito autorizzato il testo e di condividere questo testo tramite programmi p2p evitando di incappare in comportamenti penalmente rilevanti (14). Infatti l’attività download o upload viene considerata dall’ordinamento come una riproduzione e diffusione che, se non autorizzata, è abusiva.
Questa clausola copyleft, inoltre, ha addirittura anticipato i tempi. Mentre in un primo momento l’attività penalmente rilevante era posta in essere solamente da chi permetteva l’upload dell’opera protetta da diritto d’autore, ora come ora, a seguito della conversione in legge del D.L. 35/2005 (15), è penalmente rilevante anche il comportamento messo in atto da chi effettua un download dell’opera.
Tramite questi passaggi e liberatorie si tenta di soddisfare la prima condizione: la libera diffusione della conoscenza, cercando di non incappare nelle maglie della legge, salvaguardando i diritti degli autori, evitando comportamenti penalmente rilevanti e cercando di non inguaiare persone che, come noi, svolgono questa attività per la condivisione di un ideale.
Quanto al rispetto della seconda il discorso è un po’ meno giuridico ma pratico.
In un contesto come quello italiano la possibilità di guadagno per uno scrittore derivante direttamente dall’opera è possibile solamente se esista un editore disposto ad investire sull’opera per un proprio tornaconto economico. Nella prassi contrattuale si verifica che il pagamento per l’autore è valutato su una percentuale fissa o variabile del prezzo di copertina sulle copie effettivamente vendute che viene disposta o con un anticipo fisso o al termine del rendiconto annuale o semestrale.
Agli scrittori ed editori che vengono fatti incontrare tramite l’attività de iQuindici si chiede solo questo: che all’interno del contratto di edizione venga immessa una clausola che obbliga l’editore a far apporre sul colophon del libro da pubblicare la dicitura copyleft (13). Gli effetti e le garanzie sono le stesse già descritte sopra. L’editore ha l’esclusiva di sfruttamento economico dell’opera, che permette quindi di escludere altri dallo sfruttamento economico della stessa opera, lo scrittore guadagna anche di più perché, tramite la possibilità di circolazione dell’opera fuori dei normali canali commerciali, l’opera viene conosciuta anche se non presente fisicamente nelle librerie con la conseguenza che, se l’opera piace, si tende ad acquistare anche il supporto cartaceo, l’opera circola liberamente su internet rispettando e facendo rispettare la legge. Per ultimo il lettore ha un duplice guadagno. Non solo acquisisce l'informazione. Acquisisce anche la libertà di veicolare e far parte di un modello organizzativo che ha a cuore lo sviluppo dell'intera comunità.

Note, documenti e riferimenti normativi:

1) http://swpat.ffii.org/index.en.html
2) http://www.softwarelibero.it/progetti/eucd/index.shtml
3) http://www.fsf.org/licensing/essays/not-ipr.xhtml/view?searchterm=intellectual%20property
4) http://www.copyright.gov/legislation/dmca.pdf
5) http://en.wikipedia.org/wiki/Digital_rights_management
6) http://stuff.mit.edu/hacker/hacker.html
7) http://www.apogeonline.com/openpress/libri/529/
8 ) http://www.softwarelibero.it/gnudoc/gpl.it.txt
9) http://punto-informatico.it/p.asp?i=47841


10) Legge 21 maggio 2004, n. 128, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72,
Art. 1.
Misure di contrasto alla diffusione telematica abusiva di opere dell'ingegno

1.Al fine di promuovere la diffusione al pubblico e la fruizione per via telematica delle opere dell'ingegno e di reprimere le violazioni del diritto d'autore, l'immissione in un sistema di reti telematiche di un'opera dell'ingegno, o parte di essa, e' corredata da un idoneo avviso circa l'avvenuto assolvimento degli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d'autore e sui diritti connessi. La comunicazione, di adeguata visibilità', contiene altresì' l'indicazione delle sanzioni previste, per le specifiche violazioni, dalla legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni. Le relative modalità' tecniche e i soggetti obbligati sono definiti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro delle comunicazioni, sulla base di accordi tra la Societa' italiana degli autori ed editori (SIAE) e le associazioni delle categorie interessate. Fino all'adozione di tale decreto, l'avviso deve avere comunque caratteristiche tali da consentirne l'immediata visualizzazione. Sono fatti salvi gli articoli 71-sexies, 71-septies e 174-&ter della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, nonche' quanto previsto dalla legge 5 febbraio 1992, n. 93, e successive modificazioni.
11) Art. 12, 13 e 17 primo comma della L.D.A.

Protezione della utilizzazione economica dell'opera

art. 12
1. L'autore ha il diritto esclusivo di pubblicare l'opera

2. Ha altresì il diritto esclusivo di utilizzare economicamente l'opera in ogni forma e modo, originale o derivato, nei limiti fissati da questa legge, ed in particolare con l'esercizio dei diritti esclusivi indicati negli articoli seguenti
3. E' considerata come prima pubblicazione la prima forma di esercizio del diritto di utilizzazione

art. 13
Il diritto esclusivo di riprodurre ha per oggetto la moltiplicazione in copie diretta o indiretta, temporanea o permanente, in tutto o in parte dell'opera, in qualunque modo o forma, come la copiatura a mano, la stampa, la litografia, l'incisione, la fotografia, la fonografia, la cinematografia ed ogni altro procedimento di riproduzione

art. 17
1. Il diritto esclusivo di distribuzione ha per oggetto la messa in commercio o in circolazione o comunque a disposizione del pubblico, con qualsiasi mezzo ed a qualsiasi titolo, dell'originale dell'opera o degli esemplari di essa e comprende, altresì, il diritto esclusivo di introdurre nel territorio degli stati della Comunità Europea, a fini di distribuzione, le riproduzioni fatte negli stati extracomunitari.

12) Modello di avviso ai sensi della Legge 21 maggio 2004, n. 128, Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 22 marzo 2004, n. 72
“Per le opere dell’ingegno presenti su questo sito si comunica di aver assolto agli obblighi derivanti dalla normativa sul diritto d’autore e sui diritti connessi. La violazione dei diritti dei titolari del diritto d’autore e dei diritti connessi comporta l’applicazione delle sanzioni previste dal capo III del titolo III della legge 22.04.1941, n.633 e successive modificazioni.”

13) Clausola copyleft
“E’ consentita la riproduzione parziale o totale dell’opera e la sua diffusione per via telematica ad uso personale dei lettori, purché non a scopo commerciale o di lucro, ed a condizione che questa dicitura sia riprodotta.”
14) Legge sul diritto d’autore – art. 171

Art. 171.

Salvo quanto previsto dall'art. 171-bis e dall'articolo 171-ter, è punito con la multa da lire 100.000 a lire 4.000.000 (1) chiunque, senza averne diritto, a qualsiasi scopo e in qualsiasi forma (2):
a) riproduce, trascrive, recita in pubblico, diffonde, vende o mette in vendita o pone altrimenti in commercio un'opera altrui o ne rivela il contenuto prima che sia reso pubblico, o introduce e mette in circolazione nel territorio dello Stato esemplari prodotti all'estero contrariamente alla legge italiana;
b) rappresenta, esegue o recita in pubblico o diffonde con o senza variazioni od aggiunte, una opera altrui adatta a pubblico spettacolo od una composizione musicale. La rappresentazione o esecuzione comprende la proiezione pubblica dell'opera cinematografica, l'esecuzione in pubblico delle composizioni musicali inserite nelle opere cinematografiche e la radiodiffusione mediante altoparlante azionato in pubblico;
c) compie i fatti indicati nelle precedenti lettere mediante una delle forme di elaborazione previste da questa legge;
d) riproduce un numero di esemplari o esegue o rappresenta un numero di esecuzioni o di rappresentazioni maggiore di quello che aveva il diritto rispettivamente di produrre o di rappresentare;
e) (Omissis) (3);
f) in violazione dell'art. 79 ritrasmette su filo o per radio o registra in dischi fonografici o altri apparecchi analoghi le trasmissioni o ritrasmissioni radiofoniche o smercia i dischi fonografici o altri apparecchi indebitamente registrati.
La pena è della reclusione fino ad un anno o della multa non inferiore a lire 1.000.000 (1) se i reati di cui sopra sono commessi sopra un'opera altrui non destinata alla pubblicazione, ovvero con usurpazione della paternità dell'opera, ovvero con deformazione, mutilazione o altra modificazione dell'opera medesima, qualora ne risulti offesa all'onore od alla reputazione dell'autore.
La violazione delle disposizioni di cui al terzo ed al quarto comma dell'articolo 68 comporta la sospensione della attività di fotocopia, xerocopia o analogo sistema di riproduzione da sei mesi ad un anno nonché la sanzione amministrativa pecuniaria da due a dieci milioni di lire (4).
(1) Importi elevati dall'art. 113, primo comma, l. 24 novembre 1981, n. 689.
(2) Alinea modificato prima dall'articolo 9 del D.LGS. 29 dicembre 1992, n. 518 e, successivamente, dall'articolo 2 della legge 18 agosto 2000, n. 248.
(3) Lettera abrogata dall'art. 3, l. 29 luglio 1981, n. 406.
(4) Comma aggiunto dall'art. 2, l. 18 agosto 2000, n. 248.

15) D.L. 35/2005
Art.7
Salvo che il fatto costituisca reato, è punito con la sanzione amministrtiva pecuniaria fino a 10.000 euro l’acquisto o l’accettazione, senza averne prima accertata la legittima provenienza, a qualsiasi titolo di cose che, per la loro qualità o per le condizioni di chi le offre o per l’entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà intellettuale. La sanzione di cui al presente comma si applica anche a coloro che si adoperano per fare acquistare o ricevere a qualsiasi titolo alcuna delle cose suindicate, senza averne prima accertata la legittima provenienza. In ogni caso si procede alla confisca amministrativa delle cose di cui al presente comma. Restano ferme le norme di cui al Decreto legislativo 9.04.2003, n. 70.



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