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Numero 7: Speciale Fantascienza
INCIQUID 7 - Speciale Fantascienza!
2005


Estate bollente per iQuindici, che vengono intervistati a destra e a manca, che si materializzano in luoghi improbabile come Panorama o Marie Claire, che partecipano a presentazioni e reading dalle Alpi alle Piramidi (e anche dal Manzanarre al Reno, tanto per il gusto della citazione), e che, nei ritagli di tempo, navigano pure nell'etere sulle onde di Radio INCIQUID (e su quelle di Radio 3).
Novità anche sul fronte dei manoscritti: abbiamo aperto una sezione saggistica, per cui, se avete nel cassetto il "Capitale" del terzo millennio, speditecelo pure, sempre debitamente zippato!
E, dulcis in fundo, per portare un po' di refrigerio ai loro affezionati lettori, iQuindici sono lieti di offrirvi una inconsueta vacanza in altre sfere di realtà , grazie a un numero speciale di INCIQUID dedicato interamente alla fantascienza o science fiction che dir si voglia.
Considerata da molti un "genere", la fantascienza si è inserita a pieno titolo nel filone principale della letteratura grazie all'opera di scrittori geniali e visionari come Philip Dick, Douglas Adams o Ursula Le Guin, solo per citarne alcuni, nei quali il futuro è spesso un futuro prossimo, che già si può intravedere in filigrana nel presente o in cui gli altri pianeti sono solo altri mondi possibili, una realtà alternativa che appare, a sprazzi anche nella nostra quotidianità.
Incominciamo con due incipit particolarmente intriganti: Amandla!, di Marco Pagani (scoprirete voi il significato di questi titoli!) e tre racconti tratti dalla raccolta Poromollgricks, di Autori Vari.
Amandla è un intenso romanzo che vi aprirà un orizzonte diverso sulla cultura africana, da assaporare come un piatto speziato, Poromollgricks è una raccolta di racconti che spaziano dal grottesco al surreale alla SF propriamente detta, da bersi d'un fiato come una bibita ghiacciata.
Vi presentiamo poi tre racconti che illustrano diverse accezioni della fantascienza: Angelica la macchina, di Francesca Toich, di ispirazione cyberpunk, ambientato in una metropoli cupa e stranita, Progetto Eli-tre, di Angela Lanzone, una fantastoria che critica con ironia il fanatismo religioso e, dulcis in fundo, Per un pugno di solari di Jadel Andreetto (Kai Zen), un divertente pastiche western-SF.
Insomma, niente guerra dei mondi, niente lotta tra il bene e il male, niente omini verdi con il naso a trombetta: piuttosto una analisi impietosa del presente ed uno sguardo poco rassicurante sul futuro che ci aspetta.
Buona lettura e buone vacanze.

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I RACCONTI


R.I.N.O. aveva sbagliato ancora e Dash dentro di sé giurò di fargliela pagare. Certo per fargliela pagare avrebbe prima dovuto uscire da quella maledetta situazione. Il vento sibilava come un coro di soprani eunuchi di Serdan II, e gli orsi bianchi dei climi tropicali di quel planetoide erano veloci e inferociti.
La slitta a propulsione antigravitazionale sembrava non farcela. Ancora un giro di acceleratore e sarebbe esplosa.

[...]


Il genere fanta-western comico esiste? Non sappiamo, ma qui ce n'è una prova godibilissima, un vero spaghetti western di avventura che richiama molto i brani più "comedy" della saga di guerre stellari, con il protagonista Jan Solo inseguito dalla feccia spaziale di creditori e loschi delinquenti. Ci sono molte idee ma soprattutto una grande capacità nel riutilizzare materiale sf di pregio in un remix esilarante.


Aprì gli occhi.
In lontananza il suono del telefono, incessante.
Annebbiato, guardò l'ora: le tre. Pomeriggio.
L'unica cosa certa era che non avrebbe risposto; chiamare una persona che non c'era più, e da diversi giorni ormai! che assurdità.
Eppure aveva detto a tutti che sarebbe scomparso, eclissato e forse, perché no, addirittura morto.
Del resto esistevano vari tipi di morte. La sua era psichica.
Era certo di aver incontrato un vampiro psichico al bar dell'angolo l'altra notte che l'aveva seguito, sedotto e
Risucchiato.

[...]


Tra echi di Mary Shelley, Pigmalione, Blade Runner e perfino dell'Orlando Furioso, s'incontrano, in un botta e risposta a ritmo di Bach e technotrance, i protagonisti di questo racconto amaro e decadente, in un mondo dove la Poesia è repertorio della macchina.


Il villaggio dai tetti di paglia era annidato in una piccola valle, attraversata da un torrente.
Nella chiara sera d'estate un gruppo chiassoso di bambini giocava, inseguendosi con strilli acuti attorno alla colonna di marmo che, un tempo, aveva sostenuto la snella figura di una ninfa nel peristilio di un patrizio romano, nella piazza dove, tra la polvere, si scorgevano ancora frammenti di un mosaico multicolore.
La villa, ormai, era da lunghi anni in rovina, ma il villaggio senza nome, lontano dalle vie di comunicazione della grande pianura, era passato indenne attraverso le ondate di razziatori che si erano succedute dopo che le aquile imperiali si erano ritirate, lasciando la Gallia Cisalpina in balia delle orde barbariche.
La vita nel villaggio scorreva monotona e le vacche si abbeveravano in quella che era stata la grande vasca al centro dell'atrio e le donne impastavano la farina sulle lastre di marmo di Paro attorno alle quali avevano banchettato gli ospiti di Flavio Luperco, e qualche viaggiatore narrava, nelle lunghe veglie invernali, di biondi giganti che avevano valicato le montagne, conducendo con sè le donne e i figli su pesanti carri dalle ruote ferrate.

[...]


Da un affresco della cattedrale di Orvieto rappresentante un angelo che invece dell'aureola sembra indossare un casco spaziale, nasce l'idea di questo racconto originale e dissacrante nei confronti di una popolazione medioevale ignorante e fanatica. In fin dei conti perché no? Se dai miti egizi è nata l'idea dello stargate perché anche gli angeli e i diavoli cristiani non possono essere trasfigurazioni di visioni aliene che una concezione cattolica dell'esistenza non riesce a concepire? Speriamo solo, visto i tempi che corrono, di non ricevere censura papale…

I ROMANZI


"Panleptic" di Stefano Marcelli
"Pronto?"
"Sì? Studio Estetico Pulcra Puella di Giovanna Giscardi, sono Giò, mi dica"
"Buongiorno, mi scusi, nel vostro studio effettuate la depilazione totale?"
"Se intende quella definitiva devo subito dirle di no, altrimenti quella tradizionale sì. Vuole un appuntamento? Con ceretta o con crema? È per lei?"
"Sì è per me. Vada per la ceretta. La fate anche agli uomini?"
[...]

"L'uomo della galassia stanca" di Alessandro Papini (aka Agaraff/3)
Jon è l'uomo che vedete ora alla guida della Honda TR3000. È il modello vecchio, non ha neanche la sensoristica inerziale. Il reattore posteriore è ancora del tipo a raffreddamento parziale, come andavano fino a qualche anno fa. Consuma 1,3 chili d'Uranio per anno luce. Nel traffico urbano il consumo sale a 2,2.
[...]

e "script" di Lorenzo Trenti
L'arredamento della tavola calda, paradossalmente, era l'elemento che più di tutto il resto presentava qualche connotato di realismo, o perlomeno di verosimiglianza. Il pavimento era a scacchi alternati tra un azzurro spento e un grigio che con un po' più di impegno sarebbe potuto sembrare quasi bianco. I tavoli erano quadrati, ricoperti da una tovaglia di un rosa gastrico, una saliera contenente più grani di riso che cloruro di sodio e un menù costituito da un foglio plastificato nella cartoleria universitaria a due isolati di distanza; la sua grafica poteva essere stata affidata tranquillamente a uno schizoide daltonico che avesse appena installato un centinaio di nuovi font e non desiderasse altro dalla vita che accostarli tutti in un'unica pagina. In sostanza, la tavola calda sembrava né più né meno quello che doveva dare l'impressione di essere.
[...]


Leggere queste storie crudeli e divertenti è un piacere, vedrete. Postmoderne e allucinate, raccontano la fisiologia, l'alchimia, la biologia di quel curioso animale che è l'uomo di domani. "Poromollgricks" mette in contatto con la sorgente dell' attività creativa, rinnova la circolazione del sangue. Sissignori: ossigeno. Non si tratta di Grande Letteratura, ma di un esperimento audace, fresco, innovativo; questo esperimento è figlio della migliore science fiction, ma cammina sulle sue gambe e non copia nessuno. Mancano un sacco di attributi tipici della letteratura che esplora il futuro remoto, per fortuna. E mancano sentimenti comuni quali : altruismo, amicizia, amore, odio, pietà, passione. Non c'è nessuno che incarni il coraggio, la forza, la giustizia. Mancano tutte le categorie dell'umano sentire e agire a cui siamo abituati e che non ci dispiacciono affatto, che anzi ci sono indispensabili per vivere e anche per leggere traendone un beneficio. Ecco: direi che per vivere non potremmo farne a meno, ma state certi che si può leggere quasi 190 pagine senza sentirne la mancanza, e piuttosto esultando per aver trovato qualcosa di fuori dall'ordinario. "Poromollgricks" insinua nel lettore il sospetto che il futuro che ci mostra non sia poi così lontano nel tempo e nello spazio, e per questa ragione fa riflettere. Alcuni racconti sono stati scritti a quattro mani a conferma dell'affiatamento completo tra gli autori che sono tutti dotati di fantasia e agilità stilistica molto simili ma che conservano ognuno un proprio carattere preciso. I racconti che abbiamo scelto di pubblicare qui come incipit sono "Panleptic" di Stefano Marcelli, "L'uomo della galassia stanca" di Alessandro Papini (aka Agaraff/3) e "script" di Lorenzo Trenti. Buona lettura.


Città irreale
Sotto la nebbia bruna di un'alba d'inverno,
Una gran folla fluiva …, così tanta,
Ch'i' non avrei mai creduto
che morte tanta n'avesse disfatta.

T.S. Eliot, La sepoltura dei morti, in The waste land (1922)


Se la visione fosse stata in bianco e nero invece che a colori non sarebbe cambiato molto, poiché in pratica era circondato solamente da diverse tonalità di grigio: grigio ferro erano gli edifici, grigio freddo il cielo che incombeva basso, grigio sporco la strada e i grossi autocarri che passavano ogni tanto, esalando nuvole di fumo nero dai loro vecchi motori diesel [diesel … adiabatiche e isocore, motori a combustione interna?].
In effetti ogni tanto l'occhio si fermava su qualche particolare colorato, ma era sempre un colore smorto, slavato, appena accennato, come il rosso stentato e rugginoso di un container, il marrone seppia di un cancello, il giallo malato dello scarico di una vecchia ciminiera di mattoni, il verde misero e intossicato di qualche pianta che osava spuntare tra le crepe del marciapiede sbrecciato su cui camminava.
Su quel marciapiede David Stein camminava ormai da varie decine di minuti, in fretta, nervosamente: doveva ormai essere piuttosto in ritardo, anche se non avrebbe saputo dire di quanto, perché l'orologio gli si era fermato.
Era comunque in ritardo e la cosa più allarmante era che non riusciva a trovare il luogo dell'appuntamento: Stephenson 313 era chiaramente impresso nella sua mente e gli avevano assicurato che si trovava in quella squallida zona industriale, ma dopo aver girato a lungo non aveva trovato alcuna traccia di via Stephenson.[Stephenson … macchina a vapore, locomotiva, isola del tesoro? e 313 … macchina di paperino oppure 3+1+3=7 il numero perfetto]. Un edifico di cemento alto, senza finestre, con un pesante cancello nero e graffiti stile naïve color ocra sulla parte bassa della facciata, gli avevano detto.
Tuttavia non aveva ancora incontrato nulla di simile; scrutava con una certa apprensione i grandi capannoni, i silos, le fonderie, i chilometri di impianti chimici pieni di tubi, serbatoi sferici, flange e cisterne, i lotti scoperti dove si ammucchiavano l'uno sull'altro centinaia di container fino a formare una muraglia, ma non riusciva a trovare nulla che corrispondesse a quella descrizione. Niente cancelli neri, niente edifici senza finestre, niente graffiti [graffiti … uomini preistorici, grotte; Lascaux? Balzi rossi? E perché poi naïve?].

[...]


Abbiamo letto "Amandla!" con estremo piacere, e tutto in un fiato: fresco, originale negli sviluppi e nell'intreccio, interessante nella "visione politica".
Il romanzo ha un'impostazione classica proiettato in un futuro non troppo lontano in cui vengono amplificati alcuni aspetti della vita attuale sia da un punto di vista sociale che tecnologico. La sua originalità sta nella relativa prossimità sociale degli eventi e la fuga tecnologica poste accanto a una interessante visione delle genti che vivono nelle aree più povere del nostro povero pianeta immaginate, non con la funzione del pericolo e sorgente di distruzione e povertà, ma come riferimento di valori e tradizioni fondanti e fonte della rigenerazione futura.
Un'altra cosa che abbiamo trovato importante è che all'esasperazione della tecnologia la risposta non sia il luddismo, ma la solidarietà umana, la consapevolezza di appartenere tutti ad una medesima specie, la compassione, la capacità di accogliere l'altro: l'ubuntu, appunto, quello che si potrebbe chiamare un apprendimento di terzo livello, il chiamarsi fuori dal circolo vizioso della vendetta che chiama vendetta.
Il tutto, beninteso, è scritto senza una goccia di miele ma con una forza espositiva notevole, con personaggi ben delineati e una storia emozionante e ricca di pathos.
Il romanzo ha come ispirazione la storia del superamento dell'apartheid in Sudafrica ma anche padri letterari e filmici primi fra tutti Matrix e il suo diretto ispiratore Ubik, di PK Dick, ci sono inoltre mille altri richiami: quelli di una cultura comune ad una generazione che nutre la speranza in un futuro di pace e solidarietà, la dove i bisogni essenziali siano soddisfatti a tutti e che quelli da soddisfare sono una spinta al miglioramento e all'armonia.



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