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Ricordo di Pier Paolo Pasolini
INCIQUID 8
2005


“L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo, moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa marcescenza è, ora, il fascismo.” Pier Paolo Pasolini,
Vie Nuove n. 36,
6 settembre 1962

Nella notte tra il 2 e il 3 di novembre del 1975 moriva Pier Paolo Pasolini. Chiudendo la selezione per INCIQUID nei giorni del trentesimo anniversario del suo assassinio ci sembrava bello ricordare l'importanza che il poeta, regista, scrittore e giornalista ha avuto per la Cultura italiana. Molti di voi forse allora non erano ancora nati e saranno sorpresi dall'attualità di queste sue parole pronunciate più di quaranta anni fa: di quanto siano ancora adatte a descrivere l'Italia di oggi. Ci sembrano anche una perfetta sintesi del pensiero de iQuindici.

Ritorniamo dopo un'estate molto intensa di presentazioni dei nostri autori: librerie, manifestazioni, feste di partito e radio, aperitivi con l'autore, qualsiasi luogo è andato bene per raccontare sia le opere prime di Gianbattista Schieppati e Giulia Fazzi, uscite a primavera, che"Scirocco", la seconda fatica di Girolamo De Michele, oltre ai lavori di Saverio Fattori e Valeria Brignani. Abbiamo seguito un calendario fitto quasi quanto quello di Wu Ming prima del sabbatico, e siamo lungi dal fermarci: infatti abbiamo proseguito con le presentazioni dell’ultimo uscito: “Città perfetta” di Guglielmo Pispisa. Vi ricordiamo che tutti questi romanzi sono scaricabili dalla nostra biblioteca copyleft. Anche se l’autunno ci porta nei luoghi chiusi, gli appuntamenti sono tantissimi. Oltre che a Roma alla libreria Eternauta dove abbiamo incontri con cadenza regolare, troverete noi e/o i nostri autori a Foggia, Firenze, Milano, Pavia, Torino, Venezia, Genova eccetera: seguite gli appuntamenti sul nostro calendario, e venirci a trovare quando saremo dalle vostre parti.

Tra breve riprenderemo la collaborazione con AmisNet per la nostra trasmissione "Radio INCIQUID", dopo un primo fortunato ciclo di interviste ed inchieste condotte e realizzate da iQuindici. Cercheremo di essere all’altezza degli inizi che hanno portato ai nostri microfoni personaggi amati come Valerio Evangelisti, Erri De Luca, Wu Ming, il regista Guido Chiesa. Se ve le siete perse, niente paura, potete scaricare i file audio dal nostro sito, in attesa che l'inverno riporti iQuindici sulle tracce di altri autori per una nuova serie di trasmissioni radiofoniche.

Sempre a proposito di radio, un’ultima noticina prima di parlare dei contenuti di questo numero: il 14 luglio siamo stati ospiti di Radio 3 Suite, per parlare di un festival estivo “Opera Barga” che aveva ricevuto dai detentori dei diritti una richiesta esorbitante per mettere in scena un’opera di Vivaldi che si era ritenuta perduta, il “Montezuma”. Il nostro ruolo di ospiti della trasmissione (che potete ascoltare qui) era quello di perorare la causa della libera circolazione della cultura e dei saperi, ed è quindi con grande piacere che vi diamo la notizia che Opera Barga ha vinto la sua battaglia legale e potrà rappresentare il Montezuma il prossimo anno senza andare fallita, con buona pace della SIAE e i suoi accoliti

Per questo numero di INCIQUID abbiamo scelto tre racconti decisamente forti, per stomaci e cuori moquette-provvisti. Cominciamo con "Maree di burro bagnate di sangue" di Giorgio D’Amato, un racconto molto forte nei contenuti, incalzante, con l'autore che strapazza la lingua per creare sensazioni sferzanti. Poi proseguiamo con "Blank" di Luigi Romolo Carrino, estratto da un lavoro più ampio dell'autore che fotografa in modo postmoderno e tondelliano diversi modi di vivere l'omosessualità nelle principali città italiane. L’ultimo è "Non ditemi che non vi piace il vino" di Euro Carello, racconto amarissimo e sofferente, carico di umanità, e fa parte di una raccolta dedicata ai cinque sensi; speriamo di averli presto tutti scaricabili in biblioteca, insieme anche a un altro racconto di Carrino (“Lorelai dei girasoli”) che fino all’ultimo abbiamo esitato a inserire al posto di Blank. Giudicherete voi e ci farete sapere dal forum.

Proseguiamo il romanzo a puntate pubblicando la seconda parte della raccolta di racconti di Francesco Vigna, "Userisdead", che stiamo pubblicando a puntate. Questa è dedicata al tema della maturità.

I romanzi che trovate come incipit sono "La battaglia finale (Telemachia)" di Roberto Calogiuri, un intenso romanzo in cui la vicenda di Ulisse viene vista con gli occhi del figlio Telemaco, e poi ci togliamo la grande soddisfazione di pubblicare anche le prime pagine del nostro amatissimo Saverio Fattori, in un romanzo fastidiosamente nero per stomaci molto pelosi: "Senza nome". Abbiamo chiesto a Save due righe perché ci rinfrescasse la memoria sulla storia, in modo da preparare bene la presentazione, e alla fine abbiamo scelto di metterle tali e quali come intro.

Come bonus track aggiungiamo un racconto di Francesca Sotgiu, "Scritte", che abbiamo ricevuto per il concorso Cose di Roma, organizzato a luglio in collaborazione con Bombacarta ed Ellittico, sotto l’egida de L'Unità. iQuindici erano parte della giuria selettiva dei lavori, e questo è il racconto avuto in sorte che ci è piaciuto di più. Ora ci siamo lanciati in un altro concorso con Loredana Lipperini, siamo sicuri che verrà fuori qualcosa di bello anche lì!

Buona lettura.

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I RACCONTI


Feroce penetrazione, visione soave, fumo avvolgimi di calore infinito.
Baby occhietti dolci distesa chaise longue è fronto-parallela tubo catodico acceso e sa che anche Giò sguardo trapano stesso momento reprime goduria causa presenza colleghi d’ufficio. Adora le apocalittiche inversioni congiunturali.
Baby selva umida si sente addosso tutto un frizzolino da farle spuntare puntini catarifrangenti sulla pelle come oblò di aerei di linea. Venti di distruzione imperversano dirottando ogni inibizione. Baby vocina miao gli telefona apposta, vorrebbe sentire la sua canzone preferita dirgli: “Luccichino mio, sono al centesimo piano” ed invece risponde solo “Baby, it’s wonderful”. Si è espresso leonesco sornione in panciolle ma con un delizioso accento cockney, è ecstasiato.


[...]


Questo primo racconto va bevuto tutto d'uno fiato. Il ritmo lascia senza respiro come in una corsa a perdifiato, come una canzone cantata a squarciagola, con le parole che potrebbero essere musicate con un ritmo metropolitano, un po' lounge in alcuni momenti, un po' beat in altri. Dire che le parole sono perfette per raccontare la storia sarebbe riduttivo, perchè in questo caso addirittura la musicano.
Leggendo sarete trasportati in un mondo conosciuto, visto con gli occhi di un autore che rovescia le regole ed utilizza sensazioni per raccontare comportamenti.


Sono rimasti ancora i vestiti.
O soltanto i vestiti.

Ha lasciato i vestiti.

Seduto sul divano penso ai suoi vestiti nell’armadio. Sorrido sul divano e gambe accavallate. Penso ai fottuti vestiti che pendono nell’armadio, vestiti senzienti che si allungano ortogonali per la misura esatta della mia agonia. Assiemato, rovinato sul divano mentre loro, i suoi vestiti, senza ritegno continuano a pendere. Rifletto sul fatto che a un ingegnere informatico di solito non è permesso accavallare le gambe, soprattutto quando si parla di algoritmi, di calcolabilità, di funzioni di transizione e di froci. Un ingegnere informatico frocio non può permettersi il lusso di accavallare le gambe, soprattutto durante una riunione con i capi grossi della KERMES Software s.p.a. Per un eterosessuale sarebbe un gesto elegante; per un omosessuale è l’indice sommo della sua femminilità repressa.
Che noia.
I vestiti nell’armadio, sono noiosi da vedere.
Teoria sulla indossabilità della cravatta.

[...]


In un numero di INCIQUID dedicato a Pier Paolo Pasolini non doveva mancare un racconto come questo. L'autore sta scrivendo una serie di racconti ambientati in diverse città italiane, raccontando l'omosessualità in un modo tanto speciale quanto interessante: le città, i luoghi, i dialetti modificano la percezione delle cose, gli atteggiamenti, gli umori. Cosicché ogni storia è rappresentativa di una città italiana ed i dolori e le gioie dei personaggi che incontriamo sono specchio di realtà diversissime. Noi abbiamo scelto Blank, ambientato a Roma, narrato con grande lucidità ed acutezza, tagliente e brillante; vi stupirà e vi affascinerà anche per lo stile, che è quello di un fotografo. Leggendo sarete colpiti dalle immagini che le parole riescono ad evocare, e per tutto il tempo della lettura sarete proprio lì dove l’autore ha deciso di portarvi. E’ così scorrevole e piacevole che alla fine penserete di aver fatto un soggiorno troppo breve, e siamo certi che Blank non lo dimenticherete. Un altro racconto di questa serie, dal titolo "Lorelai dei girasoli" sarà presto pubblicato nella nostra biblioteca copyleft. Leggendo sarete trasportati in un mondo conosciuto, visto con gli occhi di un autore che rovescia le regole ed utilizza sensazioni per raccontare comportamenti.


Non ditemi che non vi piace il vino. Io non mi fido niente delle persone che non bevono. Specialmente delle donne. Per conto mio le donne che non bevono hanno paura. Di lasciarsi andare. Di fare qualcosa che senza bere non hanno il coraggio di fare. Di dartela, magari. Anche gli uomini, se è per questo. Magari anche loro hanno paura di dartelo, chi lo sa. Anche se non lo ammetterebbero mai. Io no. Non ho paura, voglio dire. Non credo, almeno. Veramente non l’ho mai fatto, ma non si può mica dire. Intanto un po’ di curiosità ce l’ho sempre avuta. Com’è, cosa si prova. Già da ragazzo la pensavo così. Sì, insomma, in quel periodo che non riesci a tenere ferme le mani, e per eccitarti basta un accenno di capezzoli sotto la maglia sulle riviste femminili di tua madre. (Oggi anche le riviste femminili lasciano ben poco all’immaginazione).
In fondo, pensavo, un buco è un buco, e se tieni gli occhi chiusi che ne sai se la lingua è di una donna o di un uomo?

[...]


Euro Carello guarda il mondo in noir: i suoi tanti racconti sono una collana di perle nere preziosissime. La storia che vi proponiamo fa parte di una pentalogia sui cinque sensi, e ci sembra una storia perfetta. Euro riesce a diventare ogni volta che lo desidera un personaggio diverso; usa la prima persona per essere bambino, oppure per essere donna, ed in questo caso diventa un alcolizzato, un uomo perso, dolce, profondamente solo. Ha un suo inconfondibile stile asciutto e preciso, eppure cambia sempre. Lo scenario non conta mai troppo, contano le persone. Leggetelo subito se vi piace trarre da soli le conclusioni, se detestate essere presi per mano e condotti verso una morale finale, se preferite guardare le cose per quel che sono senza veli, se amate il dubbio e se vi va di esplorare gli abissi di una coscienza disperata. Carello è uno scrittore sincero che usa le parole per dirci delle cose su un tempo malato che è il nostro e che lui percepisce proprio così, in noir.

I ROMANZI


Vi sono notti in cui vedo il volto pallido e rugoso di Nestore incorniciato dai capelli canuti che terminano in boccoli e dalla barba bianca pettinata con cura e divisa in piccole trecce. Oppure lo sguardo intelligente e vivace di Pisistrato che mi fissa sorridente. O il viso intenso e serio di Anfiarao. Ma capita raramente. Più spesso è Antinoo a farmi visita, ed è agghiacciante: gli occhi infiammati stanno per schizzargli fuori dalle orbite. Ha il volto gonfio e violaceo, dalla bocca e dal naso gli escono gorgoglianti fiotti di sangue nero. Mentre soffoca nel proprio sangue e annaspa inutilmente per strapparsi la freccia che gli trapassa la gola, mi guarda e scompare nel buio. Talaltra mi compare Melanzio. Protende verso di me i moncherini, urlando di rabbia e di spavento. Dalla bocca gli esce un grido che udii una sola volta in vita mia e non scorderò mai. Ha il volto orribilmente tumefatto, le orecchie mozzate, un buco nero e sanguinolento al posto del naso e un altro al posto dei genitali. Altre volte, dodici figure diafane e mute mi circondano.
[...]


Come cambiano le cose se le vicende dell’Odissea vengono raccontate non dal punto di vista di Ulisse, ma da quello di Telemaco? Cambiano moltissimo, come vi accorgerete leggendo l’incipit del romanzo di Roberto Calogiuri che presentiamo in questo numero di INCIQUID. Sarà capitato senz’altro a quelli di voi che hanno letto l’Odissea di chiedersi cosa pensassero la moglie ed il figlio di Odisseo di quel padre leggendario, di quel marito assente: Telemachia dà alcune risposte, attraverso la storia –dolorosa ed esaltante come tutte le storie di crescita- che trasforma un bambino in un uomo. Non si tratta però né di una riscrittura, né di una diversa ambientazione, né di una trasposizione in altri ambienti o in altre epoche. L'Odissea c'è tutta, con i personaggi, i luoghi e la trama, con Sparta e Itaca pietrosa, con i Proci e Penelope e il porcaio Eumeo e la vendetta finale. L’autore, infatti, non ne ha stravolto la struttura narrativa , ma se ne è servito come un musicista si può servire di una base ritmica, inserendovi l’armonia, i diversi strumenti con le loro voci, le variazioni di timbro. Lettura dalla parte di Telemaco, dicevamo. E quindi gli "eroi" non sono i guerrieri invecchiati che combatterono sotto le mura di Troia, sottratti al fluire della storia della rivisitazione ossessiva degli eventi eccezionali che li videro testimoni, ma i loro figli, che prendono il potere (o tentano di farlo) ribellandosi in qualche modo alla generazione che li ha preceduti pur subendone l'ancor potente influenza. Insomma, un’impostazione molto moderna sia nelle chiavi di lettura che utilizza sia nei messaggi che vi traspaiono. Ma il bello è che anche chi non ha mai letto l’Odissea può godersi lo stesso questo romanzo, può condividere la frustrazione di Telemaco, può capire che l’ombra colossale del padre sia un fantasma del quale è obbligatorio liberarsi per crescere, può rendersi conto che gli eroi non esistono davvero e che ci sono solo donne e uomini che, affrontando il dolore ed il distacco dalla propria fanciullezza, riconoscono alla fine se stessi, nel bene e nel male. E forse, proprio a chi non conosce il poema originale, il romanzo di Roberto potrebbe anche far venire la voglia di leggerlo per la prima volta.


PROLOGO INUTILE STANDARD


Foto, quelli della scientifica si sono presi il disturbo di contarle. Quattordicimila circa, la maggior parte scaricate da siti internet. Gli indirizzi a fondo pagina di A4 parlano di cumshot, gangbangirls, blacksonblondes, bizarre, pregnant...poi ci sono foto tradizionali, alcune ragazze si erano fatte fotografare consenzienti, il viso via via sempre meno imbarazzato e conscio del pussy power, doveva essergli sembrato piacevole e remunerativo. Altre sono in lacrime legate e imbavagliate. E' la magrezza delle ragazze il comune denominatore, occhi sporgenti, buchi sprofondano nelle guance, costole sbalzate. Una bionda pallida al limite della anoressia mostra all'obiettivo l'immagine di Santa Maria Goretti, lo sguardo scivola lontano, verso una possibile via di fuga o verso la persona che può disporre della sua vita. E' completamente nuda, la disperazione le ha tolto ogni pudore, non cerca di coprire nessuna parte del suo corpo, anzi le cosce sono divaricate, le spalle dritte.
[...]


La presentazione questa volta se l’è scritta l’autore.. doveva essere un aiuto per farci raccogliere le idee sulla trama, ma è arrivato questo. Voi avreste avuto il coraggio di cambiare qualcosa?
Difficile essere originali quando si parla di serial killer. Oltre tutto il personaggio di SENZA NOME si muove in Veneto, che da quest'anno otterrà dalla comunità europea il marchio D.O.C. su questo prodotto. Non per niente il romanzo si apre con un INUTILE PROLOGO STANDARD. Difficile, ma possibile (una sfida), sia per la lingua usata, spezzata ed elettrica, che per la trama. Il serial di SENZA NOME, meno coglione della media, una volta arrestato viene a far parte di un programma di recupero adottato dal ministero. Un ardito programma di riabilitazione. Il personaggio che lo contatta per studiarlo è affascinato dalla sua figura, inquinato, e finirà per maturare egli stesso istinti omicidi. E' il delitto definitivo e perfetto? Quello per interposta persona da dietro le sbarre?

La persona che si occupa della sperimentazione ha solo bisogno di un piccolo input per scatenare qualcosa che è già insito nella sua natura?

Nell'ipotesi meno umile e più antipatica, SENZA NOME vorrebbe essere un requiem per il romanzo sui serial killer...

IL ROMANZO A PUNTATE


MARENERO

Attenzione!

Si sconsiglia la lettura del seguente brano ai fedeli del culto apostolico romano, in quanto la vicenda narrata si svolge ad Ancona. L’uso della Bestemmia come intercalare è consueta e diffusa usanza tra gli schietti e coloriti autoctoni del capoluogo marchigiano. La mettono costantemente tra una parola e l’atra; come Minchia i torinesi, grossomodo. Per correttezza filologica (e, lo devo ammettere, con un certo compiacimento libertario e anticlericale) non ho voluto depauperare di un ‘si peculiare elemento la particolarità semantica del dialetto anconetano, dolce come una cantilena e duro come il mare. Pertanto chi ritiene di potersi sentire OFFESO da tali sanguigne espressioni è pregato di non leggere, onde evitare in seguito, inutili ed oziose discussioni.
Cordiali saluti e grazie per l’attenzione.

User is dead

[...]


SpecialeCose di Roma


Per anni la Renault 4 rossa di sua madre svoltava a sinistra in piazza Gondar, arrancando con la seconda tirata sul ponte che li portava verso casa. Non si può più svoltare a sinistra a quel semaforo e Daniele sostiene che quel divieto, imposto qualche anno fa, è stato come voler cancellare trent’anni di storia, come recidere il cordone ombelicale tra la città vera del quartiere Africano, vere strade con veri negozi e veri palazzi con veri portieri, e la città esplosa di Monte Sacro e del Nuovo Salario, agganciata con un unico grande ponte alla metropoli con in mezzo, come a sottolineare la distanza, uno squarcio di campagna gialla. Tre pomeriggi a settimana sua madre lo andava a prendere dalla nonna alle sette e mezza in punto, dopo gli straordinari. Compiti fatti, merenda fatta, c’era anche il tempo di annoiarsi un po'. Saliva in macchina contento, accaldato dalla rampa di scale necessariamente affrontata a rotta di collo.
[...]


Come bonus track vi mettiamo un racconto di Francesca Sotgiu, "Scritte", che abbiamo ricevuto per il concorso Cose di Roma, organizzato a luglio in collaborazione con Bombacarta ed Ellittico, sotto l’egida de L'Unità. iQuindici erano parte della giuria selettiva dei lavori, e tra quelli che abbiamo avuto in sorte, questo era il nostro preferito. Il concorso prendeva spunto dal romanzo “La ragazza che non era lei” di Tommaso Pincio, chiedendosi “Dove Sono i Figli dei Figli dei Fiori?” Il racconto di Francesca ripropone in modo intenso ma delicato il tema degli anni di piombo.



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