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INCIQUID #14/2009
INCIQUID #14
2009


Eccoci qui!

Come voi, che continuate a seguirci con affetto, sapete, negli ultimi mesi abbiamo affrontato una serie di cambiamenti: siamo adesso un’entità del tutto autonoma rispetto al collettivo Wu Ming, sebbene rimanga con loro un rapporto di affetto speciale. L’uscita di Monica, coordinatrice del gruppo fin dalla sua nascita, è stata certamente una perdita per noi: il suo entusiasmo e la sua grinta sono stati un sostegno fondamentale per iQuindici durante tutti questi anni. Nonostante questo, il nostro gruppo di lettori volontari conserva l’energia e l’impegno che ci conoscete: siamo ancora qui, e intendiamo continuare a dare il nostro contributo alla libera cultura, specialmente in tempi in cui la libera cultura sempre più appare un patrimonio da difendere con tutte le nostre forze. Altre cose stanno cambiando: in questi mesi, abbiamo modificato l’aspetto del sito, abbiamo modificato alcuni dettagli del meccanismo di valutazione, abbiamo accolto tra noi una parte dei nostri eroici lettori volontari: stiamo apportando progressivamente una serie di rinnovamenti che, crediamo, ci aiuteranno a crescere. E c’è una cosa che ci rende davvero orgogliosi: nell’ultimo anno siamo riusciti ad abbattere drasticamente il numero di manoscritti arretrati, e ormai il tempo di attesa per i nuovi manoscritti si è ridotto da circa tre anni a pochi mesi! Per il nostro settimo compleanno (eh sì, sono sette anni che siamo con voi!) ci siamo voluti concedere un’alta novità: un numero speciale, interamente dedicato alla poesia. Non abbiamo mai pubblicato poesie, in passato: da un lato, non ne riceviamo molte; d’altra parte, solo pochi di noi si sentono di esprimere un parere – sia pur sempre, beninteso, di lettori volontari – su un genere che per natura è più vicino al mondo interiore di chi scrive, rispetto alla prosa. E però, dopo tanto tempo, ci sembra giusto dare un tributo anche a questi nostri autori, nonché ai nostri agenti speciali, i quindicini lettori di poesie: Pino, Michele, Andrea, Mirco, Paola. Ecco a voi il numero 14 di Inciquid: Speciale Poesia!

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www.iquindici.org/mailman/listinfo/inciquid

Scarica INCIQUID #14 (PDF)

LE POESIE


Nonno

C'erano solo i limoni nel frigo e la sedia impagliata.
Mi prese la mano:
ci mise calore di terra e semi.
Un rosario di grano come testamento.
Dissi ciao ai sentieri della fronte
con tutte le zolle degli ulivi.
Lui tornava al suo cappio.
Io al raccolto lasciato marcire.


[...]


Delicati ritratti ci vengono presentati da Paola de Benedictis. Delicati nell’intenzione, ma non nella forma che suona viva, pulsante,concreta, tappezzata di pelle e colori. Una scrittura densa, musicale, mai scontata nell’accostamento, capace con poco di far vibrare connessioni lontane. Certi versi “Dissi ciao ai sentieri della fronte” o “ma pure scotta di fame e carezze” mostrano la grande sensibilità unita all’assoluta padronanza dei mezzi espressivi. Forma e sostanza nella meraviglia di un abbraccio.


Da: Anidridi


Grandangolo per caravelle – prezzo modico

Arrivano per radio con ritardo di venti minuti
le immagini di Marte, foto di tizi
sorridenti. Offrono pettini e collane di perline
ad una sonda giunta quasi intera.

Si scoprì una soluzione: ed una volta
aggiunto un filtro, se ne andarono – i Marziani,
a vendere altrove gli ammennicoli – e il cielo,
con quell’azzurro falso da far schifo.



[...]


Un canzoniere amaro e postmoderno, quello di Alessandro Madeddu. Poco spazio per l’amore, si preferisce graffiare con la parola e con metafore che non temono di essere oscure, ma che si mostrano sempre coerenti alla tonalità generale della raccolta. I versi sono petrosi, aspri, si avverte la critica dell’autore, ma è una critica allusa, indiretta. Le immagini sono sempre potenti ed efficaci. La struttura è solida. Il disegno è chiaro e tratteggiato con sicurezza. Una poesia sicuramente coraggiosa e che non cerca di compiacere o allettare. Una poesia che può piacere o irritare, ma certo una poesia che non lascia indifferenti.


Da: Spermatozoi in ambra


Da qualche parte tra religione e civiltà

Lasciateli lì
come mistiche ricordanze.

Accasciati a terra,
ricoperti dalle placide acque
di una bonaccia in mare.

I morti,
dolci parole sussurrate
all’orecchio di una foto
e timide preghiere,
non rispondono.

Dormono.
I morti non parlano,
conservateli nel loro silenzio.


[...]


Fantasmi: reali, metaforici, fantasmi del tempio, fantasmi conservati nel loro silenzio. Fantasmi della natura. Fantasmi delle cose. L’anima del mondo, ora piagata, ora esposta, ora indifferente viene mostrata e potrebbe pure mancare l’uomo in questo cosmo umanizzato, se Sebastiano Taiti non afferrasse il lettore per il colletto, inchiodandolo col suo frequente “tu”, in un dialogo intimo, diretto, quasi privato.


Da: Quindici poesie


1.
Io perseguo la celestiale delizia
della notte stellata
Presso la fronda di aceri che si allaga
nel tuo ventre.



[...]


Poesie rapide, fulminee. Istantanee di vita. Si occhieggia all’Haiku, a certo ermetismo forse, il male di vivere è alluso nell’economia di versi e nel sussurro tenue di immagini fugaci. Piccoli congegni dai significati complessi. Sandro Pedicini sa usare la penna. Ci immaginiamo un lavoro di riduzione e limatura estenuante o forse sono poesie scritte di getto, ciò non toglie nulla al piacere della lettura. Un piacere che non è cerebrale, nonostante la sobria raffinatezza dei versi, un piacere che è “empatia”, “humanitas”, forse anche riconoscersi per un tratto in uno di questi riflessi.



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